Geiza, come Diego e Bruno, è una brasiliana “semi-trentina”.
I suoi avi, di cui non ha notizie approfondite, hanno lasciato Borgo Valsugana all’inizio del Novecento.
Lei viene da Joinville, città di circa 500 mila abitanti, a metà strada tra Curitiba e Florianopolis.
Madre lingua portoghese, ci spiega che chi ancora parla italiano, si trova in piccole comunità più a sud.
Dunque, per imparare la lingua dei suoi predecessori, ha dovuto cominciare dalle basi.
“Avere una certa padronanza dell’italiano, era un requisito essenziale per partecipare al bando della Trentini nel mondo”, spiega.
Grazie a questa associazione, infatti, Geiza ha potuto coronare il suo sogno: un periodo di studio all’estero. Così, dopo aver espletato le burocrazie necessarie, nel settembre 2009 ha fatto le valige per Trento, dove frequenta la specialistica in “Decisioni economiche, impresa e responsabilità sociale”, presso la Facoltà di Economia.
“Qui ho trovato una buona accoglienza”, afferma ed aggiunge: “Faccio tutt’ora molta fatica a seguire i corsi in italiano e ho diverse difficoltà nello scrivere, soprattutto per quanto riguarda la grammatica.”
L’aiuto di qualche compagno non è sufficiente alla studentessa per superare brillantemente, come vorrebbe, gli esami.
“Un po’ mi dispiace” dice Geiza, “ma cerco di impegnarmi il più possibile ed andare avanti… credo che fare un’esperienza all’estero, in fondo, sia più importante dei voti.”
Le chiediamo qualche impressione riguardo San Bartolameo.
“Vivere in uno studentato aiuta a non deprimersi!” sorride convinta.
“Qui s’incontrano molte persone e la cucina è il luogo ideale per socializzare. Alla fine dell’anno scorso, durante una cena organizzata nel convitto, abbiamo involontariamente raggruppato undici nazionalità diverse su una tavolata!”, racconta entusiasta Geiza.
“Il multiculturalismo porta con sé anche delle piccole divergenze, in particolare riguardo l’uso degli spazi comuni”, prosegue la studentessa. “La cucina, ad esempio, non viene gestita da tutti in maniera uniforme. Alcune etnie, inoltre, si cimentano in piatti un po’ aromatici per i miei gusti! Ma questa è una considerazione personale!”
Geiza spiega che esistono delle regole precise allo studentato, come ad esempio il divieto di utilizzare le scale antincendio per uscire all’esterno o di fumare sulle stesse. Chi non vi si attiene, è sottoposto a delle multe pecuniarie, sia pure irrisorie. “Ci sono delle persone addette ai controlli, che hanno anche la facoltà di multare… proprio come dei vigili urbani!”, chiarisce lei.
Alcuni convittori utilizzano comunque le uscite di emergenza, perché più vicine alla fermata del treno (la Valsugana). Seppur molto frequentata, la piccola stazione di San Bartolameo si trova un po’ distante dalla struttura, in direzione Villazzano. Gli studenti devono percorrere un tratto in salita e poi delle scalinate per raggiungerla, ma in pochi minuti arrivano in stazione e quindi in città.
Geiza si dice nel complesso soddisfatta dello studentato, salvo qualche possibilità di miglioramento degli arredi dal punto di vista funzionale. Opinione, questa, condivisa da molti ragazzi.
“In università mi trovo bene”, racconta. “Apprezzo e frequento spesso i ricevimenti dei docenti, ma sento la mancanza di un servizio di tutoraggio che funzioni da punto di riferimento per noi stranieri. Ancora non l’ho visto realizzato in maniera concreta, nonostante abbia letto da più parti della sua prevista attuazione”, conclude.
Terminata la specialistica, Gezia non ha ancora idee chiare su ciò che l’aspetterà.
Magari un dottorato ma, al momento, pensa ad affrontare con determinazione la magistrale, puntando dritto alla laurea.










